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NUOVO ESPOSTO IN PROCURA A CARICO DEL “FAZZI” DI LECCE

NUOVO ESPOSTO IN PROCURA A CARICO DEL “FAZZI” DI LECCE

Ieri,  è stato depositato un altro esposto che coinvolge la struttura ospedaliera del “Vito Fazzi” di Lecce. La denuncia è stata presentata dalla sorella di una giovane donna leccese, tramite l’avvocato Simone Potente.

Nell’esposto vengono ricostituite le tappe della drammatica vicenda. In data 13 febbraio, la giovane donna era costretta a recarsi presso il Pronto Soccorso di Lecce per lancinanti dolori nella zona pelvica. Dopo una visita ginecologica ed analisi del sangue, i medici ritenevano di eseguire anche una rx all’addome che la paziente rifiutava poiché riteneva tale esame troppo invasivo e chiedeva di essere sottoposta a risonanza magnetica. Tale richiesta non veniva accolta e la donna veniva dimessa.

Il 18 febbraio, a causa di fortissimi dolori lombo-sacrali, veniva trasportata d’urgenza, presso il Pronto Soccorso del nosocomio leccese. Dopo 5 ore e 30 minuti di attesa, veniva finalmente visitata dal medico di base, il quale riferiva che il reparto di neurochirurgia si era rifiutato di sottoporre a visita la paziente. Le veniva prescritta una terapia con somministrazione di cortisone e poi le dimissioni.

In data 22 febbraio, la donna fissava una visita neurochirurgica presso un’altra struttura sanitaria e veniva sottoposta a risonanza magnetica rachide lombare senza mdc, all’esito della quale, le veniva consigliato di recarsi con urgenza in ospedale per la sospetta presenza di masse tumorali.

In data 24 febbraio, la donna si recava al “Vito Fazzi” e le veniva certificata una “malattia neoplastica metastatica” e consigliato il ricovero urgente. Alle 13.30, faceva ingresso presso il Pronto Soccorso. Alle 15.15, essendo trascorse quasi due ore, la donna sollecitava la visita medica e appurava che gli operatori avevano perso la propria richiesta di ricovero. Alle ore 16, dopo svariati solleciti, il medico di Pronto Soccorso visitava finalmente la paziente, la quale veniva sottoposta a Rx toracica, esami del sangue e tampone Covid, che risultava negativo.

Alle ore 20:00, veniva ricoverata presso il reparto di Medicina d’Urgenza del Dea ed il giorno dopo veniva trasferita in Oncologia. Dopo una serie di esami e la somministrazione della terapia del dolore, il 2 marzo, la paziente veniva sottoposta a TAC Total body che evidenziava lesioni ossee.

Alle ore 17:30, si sottopone a, “da prassi”, a nuovo tampone Covid. Ed il giorno dopo, l’infermiera le comunicava che la sua compagna di stanza era risultata positiva e veniva invitata a trascorrere la notte in isolamento, essendo il suo tampone risultato negativo. Veniva poi dimessa con prescrizione di terapia domiciliare.

Un volta tornata a casa, in data 5 marzo iniziava a manifestare i primi sintomi del Covid-19: febbre e vomito. Di conseguenza, contattava telefonicamente il reparto per segnalare la circostanza ed il giorno dopo, i sanitari di recavano a casa per eseguire il tampone. Poche ore dopo, le veniva comunicata la sua positività al Covid-19.

La giovane donna leccese ha dunque prima scoperto di essere malata di un tumore osseo metastatico, per poi contrarre il Covid-19 presso il reparto di Oncologia. Attraverso la denuncia viene chiesto alla Magistratura di valutare gli eventuali profili di illiceità penale da parte di medici, infermieri dell’Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce ed, in particolare, di coloro i quali hanno visitato la donna presso il Pronto Soccorso. E verificare se abbiano colpevolmente omesso la diagnosi della grave malattia neoplastica metastatica di cui è risultata affetta. Inoltre, si chiede di indagare sulle cause che hanno determinato il gravissimo focolaio Covid all’interno del Polo Oncologico in cui è rimasta contagiata la stessa donna.

 

 

 

 

 

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