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LE DONNE NELLA STORIA: ELEONORA DE TOLEDO

LE DONNE NELLA STORIA: ELEONORA DE TOLEDO

ELEONORA DE TOLEDO (Alvarez de Toledo), duchessa di Firenze. nacque in Spagna nel 1522 da don Pedro e da Maria Osorio Pimentel, marchesa di Villafranca.

La madre era l’ultima erede della sua casata, tanto che all’atto del matrimonio trasmise al marito il feudo ed il titolo di marchese di Villafranca. Il padre figlio cadetto di Fadrique, secondo duca d’Alba e cugino di Ferdinando il Cattolico; dopo la morte di quest’ultimo don Pedro si era distinto soprattutto nel domare la ribellione della Navarra e nel riportarla all’obbedienza del legittimo crede del Cattolico, l’imperatore Carlo V. Proprio il valore militare e la lealtà verso l’imperatore dimostrati in questa occasione valsero a don Pedro la nomina a viceré di Napoli, carica di cui entrò in possesso il 4 sett. 1532.

A Napoli ELEONORA. trascorse quindi gli anni dell’adolescenza, tra le feste sontuose, lo sfarzo delle vesti e la rigida etichetta “alla spagnola” della corte vicereale. Il fasto della corte, il rango della famiglia, ma soprattutto la consapevolezza di vivere in un ambiente ostile agli Spagnoli in generale ed a suo padre in particolare dovettero imprimere un segno indelebile sulla personalità di Eleonora., dettandole quegli atteggiamenti alteri e scostanti che le saranno poi rimproverati soprattutto dai suoi sudditi fiorentini.

Eleonora si trasferì a Firenze nel 1539, in seguito al matrimonio con Cosimo de’ Medici, da poco assurto al ducato di Firenze

Per il giovane Cosimo (era nato nel 1519), il matrimonio costituiva un’occasione irripetibile per allacciare utili alleanze politiche che gli avrebbero permesso di consolidare la sua posizione interna ed internazionale. Egli infatti mirava in primo luogo a stabilire un legame più saldo e più diretto con l’imperatore, da cui dipendeva tanto la sua permanenza al vertice dello Stato fiorentino (resa precaria dalle trame degli esuli, che trovavano benevolo ascolto alla corte di Francia, nonché dalla ingombrante tutela da parte del gruppo degli ottimati cui egli doveva la sua designazione a succedere al duca Alessandro), quanto l’esistenza stessa del Ducato di Firenze come Stato indipendente, continuamente minacciata dal lungo contrasto tra l’imperatore ed il re di Francia e dagli appetiti nepotistici, mascherati dietro ripetute dichiarazioni di neutralità, di papa Paolo III.

I patti matrimoniali (in originale in Arch. di Stato di Firenze, Diplomatico – Mediceo, 29 marzo 1539) prevedevano l’esborso da parte del Toledo di una dote di 20.000 scudi; Cosimo da parte sua prometteva alla sposa, tramite i suoi procuratori, due donativi, per complessivi 30.000 scudi.

Nonostante l’esito favorevole della trattativa e l’avvenuta celebrazione del matrimonio, la partenza di Eleonora. per la Toscana fu procrastinata di quasi due mesi. Nel frattempo ella si dimostrava, a detta degli agenti medicei, molto impaziente di raggiungere lo sposo e di dare inizio alla sua nuova vita e si esercitava alla comprensione della lingua italiana, cercando di leggere senza alcun aiuto le lettere che Cosimo le inviava ed a cui ella però rispondeva in spagnolo.

Finalmente l’11 giugno Eleonora. salpò da Napoli accompagnata dal fratello don Garzia e da un numeroso seguito di cavalieri e dame per lo più spagnoli che richiesero, insieme col bagaglio, l’equipaggiamento di sette galere. La mattina del 22 giugno sbarcò a Livorno, accolta, in rappresentanza dello sposo, che l’attendeva a Pisa, da Onofrio de Bartolini, arcivescovo di Pisa.

Il giorno dopo la coppia ducale, accompagnata da un numeroso seguito (ai nobili spagnoli venuti da Napoli con Eleonora. si aggiunsero gli aristocratici fiorentini che avevano accompagnato Cosimo a Pisa), si diresse alla villa medicea di Poggio a Caiano, ove rimase alcuni giorni e da cui fece poi la domenica successiva, 29 giugno, il solenne ingresso in Firenze.

Intanto nel palazzo mediceo di via Larga, già residenza del duca Alessandro, fervevano i preparativi per i festeggiamenti nuziali, che contemplavano banchetti, musiche e rappresentazioni teatrali e che, iniziati dopo la solenne cerimonia religiosa nella basilica di S. Lorenzo, si protrassero per alcuni giorni.

Con questi sontuosi festeggiamenti, coronati da distribuzioni di elemosine, Cosimo si riprometteva, oltre che di ridare impulso alla attività artistica e culturale della città, del tutto spenta dopo il lungo assedio del 1530, di accattivarsi le simpatie del popolo fiorentino, ancora legato, specie negli strati intermedi, alle suggestioni palingenetiche ed agli ideali “democratici” che avevano sostanziato la predicazione di G. Savonarola; il secondo obiettivo fu però raggiunto soltanto in minima parte, dato che l’opinione pubblica rimase sfavorevolmente colpita dal fatto che il duca avesse sposato “una barbara spagnola nemica alla patria del suo marito”

Il matrimonio di Eleonora. fu molto felice, cementato da un profondo legame di stima e di affetto tra i due coniugi (cosa affatto inusitata per i matrimoni principeschi dell’epoca) e dalla nascita di almeno otto figli (Maria nel 1540, Francesco nel 1541, Isabella nel 1542, Giovanni nel 1543, Lucrezia nel 1545, Garzia nel 1547, Ferdinando nel 1549, Pietro nel 1554). Per merito di Eleonora, la cui prolificità rese quanto mai indovinato il motto scelto per lei dal marito (Cum pudore laeto fecunditas) e che campeggia in molti dei suoi ritratti, la famiglia Medici, continuamente minacciata fino ad allora dal pericolo dell’estinzione, si trasformò in una numerosa compagine, capace di assicurare alla Toscana la continuità dinastica per due secoli.

Oltre alla sua numerosa prole, Eleonora si prese cura anche di una figlia naturale di Cosimo, nata prima del matrimonio.

Ottavia Luciani

 

Fine prima parte – seguirà 21 gennaio 2022

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